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Don Viotti |
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Le tappe della sua vita
| 1917 Stupinigi |
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Nella Cascina S. Giovanni dell'Ordine Mauriziano, nacque Don Viotti l dicembre 1917 mentre il papà da otto giorni era prigioniero in Austria |
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| 1919 - 1923 Tetti Valfrè (Orbassano) |
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Dal 1919 al 1923 la famiglia abitò presso S. Ecc. Mons. Sanmartino |
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| 1923 - 1928 Bruino |
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Dal 1923 al 1928 - Prima Comunione e Cresima - Scuole elementari |
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| 1928 - 1948 Orbassano |
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Dal 1928 al 1948 abita ad Orbassano |
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| 1929 - 1934 Seminario Giaveno |
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| 1934 - 1937 Seminario Chieri |
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| 1937 - 1941 Seminario Torino |
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| 1941 Torino |
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29 giugno 1941 ordinato da S. Em. il Card. Maurilio Fossati di v.m. |
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| 1941 - 1942 Torino |
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Convitto e Ministero alla Consolata |
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| 1942 - 1944 Vinovo |
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28 novembre 1942 - 5 novembre 1944: Vice Parroco a Vinovo |
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| 1944 - 1947 Torino |
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5 novembre 1944 - 25 giugno1947: Vice Parroco a Pozzo Strada |
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| 1947 Lourdes |
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Guarigione a Lourdes. Il 31 agosto 1947 (domenica) |
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| 1948 Forno di Coazze |
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Nomina a Parroco di Forno di Coazze. Il 22 aprile 1948 e ingresso il 13 giugno 1948 |
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| 1950 Forno di Coazze |
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16 ottobre 1950. Inizio dell'Opera «Gesù Maestro» |
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| 1966 Forno di Coazze |
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1966 25 anni di sacerdozio |
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| 2 novembre 2008 Forno di Coazze |
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Don Giuseppe VIOTTI torna alla casa del Padre |
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Saluto del sindaco di Coazze Leo Giorcelli
Forno di Coazze.
Una povera Frazione.
Gli abitanti se ne vanno dove il pane è meno salato.
Gli abitanti se ne vanno, ma arriva un giovane Parroco.
Chi lo conosce ne parla molto bene.
Da quel giorno sono trascorsi 18 anni.
Diciotto anni ben spesi.
Quanto lavoro! Quante cose realizzate! Pare impossibile! Quando ha chiesto al Comune il terreno per costruire la Grotta « Nostra Signora di Lourdes » ed il Sanatorio, tutti i consiglieri hanno detto di si, ma tutti hanno pensato che di quel terreno non ne avrebbe fatto niente. Allora abbiamo pensato così perchè non conoscevamo Don Viotti. Non conoscevamo il Suo cuore, la sua volontà, la Sua fede.
Quando parla sembra distaccato dalla terra, ha fede, tanta fede.
Ha una fede che gli dà la forza di spianare le montagne per ringraziare chi lo ha miracolato.
Per costruire un Sanatorio, per risanare i poveri, per dare una casa, un letto e soprattutto affetto ai bambini che non ne hanno.
Così Don Viotti Parroco del Forno di Coazze per 18 anni ha lavorato tra le Sue montagne.
In occasione dei 25 anni di Ministero Sacerdotale sicuro di interpretare i sentimenti di tutti i Suoi Parrocchiani e di tutto Coazze, auguro di cuore che Egli resti molti anni ancora a Forno per vedere realizzata la Sua opera così grandiosa, solo possibile in chi ha una grande Fede ed Amore verso il prossimo che lo ricambia con tanto affetto.
Il sindaco di Coazze Leo Giorcelli
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Saluti di
Don Rolle e Don Allanda per il 25 anno di sacerdozio
Venticinque anni di sacerdozio: quale cumulo di bene! però quale responsabilità, quale motivo di gioia e di trepidazione insieme!
Il 29 giugno Don Viotti celebrerà il 25° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Il giorno della consacrazione fu cantato: « Tu sei sacerdote in eterno! ». I1 vero, unico sacerdote per tutta l'eternità è Gesù Cristo, lo è per diritto e per natura, l'unico mediatore tra Dio e gli uomini. Il sacerdote partecipa di questo sacerdozio eterno, è la continuazione nel tempo, tra gli uomini di oggi, di Cristo.
Del sacerdote furono date infinite definizioni, ma la più giusta penso sia questa « un altro Cristo ». Mons. De Ségur diceva: « Quando uno è prete, non basta più essere un altro Gesù: per ben portare il peso di tanta gloria, di tante grazie, di tante responsabilità, è necessario per mezzo di un'anima interamente divina, di una vita interiore ben profonda, di una ardente carità, di una vera santità sacerdotale, è necessario meritare un altro titolo, quello di essere in qualche modo lo stesso Cristo ».
Don Viotti ha sempre sentito e vissuto questa bellezza e questa realtà del sacerdozio.
Noi che cooperiamo con lui nel suo ministero e ormai da diversi anni gli siamo vicini (Don Rolle dal 1951, Don Allanda dal 1959) possiamo affermare che è sempre stato Sacerdote e solo Sacerdote.
La Provvidenza ce lo fece incontrare per la prima volta nel Seminario di Giaveno, noi alunni di 3a ginnasio lui come nostro assistente. Era ancora chierico, due anni lo separavano dalla messa, ma già c'era in lui ciò che faceva il prete: la pietà, la fede viva, il sorriso perenne, la dolcezza che disarma, l'entusiasmo che sprona.
Don Viotti vive il suo sacerdozio con entusiasmo: questo lo spinge, non gli dà tregua nel realizzare i suoi sogni e le sue idee che a volte sembrano utopistiche. Ecco appena arrivato a Forno accingersi a far risorgere dalle macerie un borgo destinato a scomparire; aprire case per i bambini bisognosi, costruire una Grotta della Madonna, santuario, Via Crucis. Lo anima una grande fede che rende soprannaturale il suo lavoro e la sua intensa attività. Lo sostiene la vita di preghiera e di unione con Dio che lo rende sempre sorridente anche in mezzo alle difficoltà, alle incomprensioni, alle preoccupazioni che ci furono sovente e ci sono.
Tanta sovrabbondanza di giaculatorie, lunghezza di preghiere, che in altri sarebbero eccessive, in lui non lo sono, perchè partono dall'intimo e sono vita e convinzione. Confidava sua mamma a Don Rolle un giorno che già fin da piccolo,quando andava in chiesa, la nonna che l'accompagnava, terminate le funzioni, non riusciva a portarlo fuori perchè aveva ancora sempre qualche preghiera da recitare.
La prima funzione del sacerdote, affermata da S. Paolo, confermata dal Concilio Vaticano II, è quella di offrire il Sacrificio divino. Questo l'ha capito Don Viotti e basta vedere come celebra la sua Messa sempre, con fervore sensibile, con devozione profonda,
con fede, e anche con una certa lentezza che denota come sia compreso di quanto sta compiendo.
E' un sacerdote al massimo che non si accontenta del suo stretto dovere, del necessario, per lui c'è sempre ancora da fare, nuove idee spuntano di continuo, il lavoro non lo spaventa e sembra non stancarlo, anche se è fisicamente sfinito.
Basta seguirlo nella sua giornata, che si prolunga anche a notte inoltrata, quando il lavoro in una piccola parrocchia come la sua sarebbe minimo, per lui ci sono i bambini e il provvedere a loro, c'è la predicazione, c'è la Grotta, ci sono i pellegrini, i villeggianti, c'è la strada da sistemare, l'acquedotto da fare, ecc.... Per lui non c'è tregua. Così fu nei primi anni di vicecura a Vinovo e Pozzo Strada: se cadde gravemente ammalato è perchè non si risparmiava. Così fu ed è a Forno dove il piccolo gregge non bastava alla sua sete di donazione.
Diceva S. Paolo, e divenne il motto del Santo Cottolengo « La carità di Cristo ci spinge »; è il motto anche di Don Viotti.
Il sacerdote è devoto della Madonna: Don Viotti, dobbiamo dire, è un innamorato, le opere fatte e da fare in suo onore ne rendono perenne testimonianza. La sua guarigione prodigiosa a Lourdes dimostra la sua fede e il suo amore per la Mamma di Cristo e del Sacerdote.
Il sacerdote non solo partecipa del sacerdozio di Cristo, ma anche della sua Paternità. Essere padre vuoi dire comunicare la vita, vuol dire amare. Il Cardinale Shuard scrive: « Il sacerdozio è stato inventato dall'Amore... Nelle sue funzioni sacre tutto si fonda ed ha compimento nell'Amore. Questo amore forma l'unità e la forza del prete, con questa leva solleva il mondo ».
Don Viotti fu padre per i giovani, i malati, i sofferenti; si spiega solo così il ricordo lasciato dove è passato. Fu ed è Padre a Forno con i parrocchiani che tanto ama, preponendoli a tutti, dedicandosi a loro prima di tutto, pensando non solo al loro bene spirituale, ma ai loro interessi materiali. Se Forno è ora quello che è, conosciuto, frequentato da turisti, villeggianti, pellegrini, se ci sono ormai le comodità della vita civile, lo si deve solo all'interessamento, ai mal di testa, al cuore di Don Viotti.
E' Padre per i tanti bambini bisognosi che egli ha raccolto, raccoglie e vorrebbe raccogliere nelle sue case: a loro provvede tutto senza paghe nè sussidi, ma ad imitazione dei santi torinesi Don Bosco e Cottolengo, fidandosi unicamente sulla Provvidenza. I figli lo chiamano « Padre » ed a ragione perchè a loro non solo dona il pane materiale, ma soprattutto l'educazione, la formazione, l'amore, e le sue case le vuole famiglie e non collegi.
Per noi, suoi collaboratori, non è solo un confratello nel sacerdozio, ma un amico che ci stima profondamente, ci comprende, ci ama, ci spinge e sa anche tacere quando forse noi non sappiamo seguirlo nei suoi passi troppo veloci.
Non ci resta che formulare un augurio: il 25quennio sia una tappa per slanciarsi in avanti con nuovo ardore e rinnovato amore per tutte le sue opere intra-prese a gloria e onore di Dio, a glorificazione della Madonna, a bene di tante anime che vedono in lui il Sacerdote e il Padre.
Don Rolle - Don Allanda
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Saluto Sac. Carlo Dolza
è tanto bello
essere Sacerdoti!
Carissimo Don Giuseppe,
Tante cose della vita si dimenticano, ma alcune restano impresse come se fossero di ieri.
Delle vicende che per dodici anni abbiamo vissuto insieme in Seminario, una mi rimane particolarmente viva: il periodo di immediata preparazione al nostro Sacer\dozio, che abbiam voluto trascorrere insieme con maggiore impegno.
Ho conservato il libricino che ci servì di guida in quei giorni: « Gesù Cristo regola del Sacerdote » del Frassinetti. Il titolo ci aveva attirati; pensando a quel che avremo dovuto diventare fra poco, eravamo giunti a questa conclusione: non ci si chiede soltanto di fare qualcosa - sia pure qualcosa di grande -, ma è Gesù che deve entrare nella nostra vita per continuare in noi ad essere il buon Pastore.
Gesù aveva detto: « Io sono il buon Pastore ». Ma questo titolo, espresso in una raffigurazione così simpatica, Gesù non se l'è tenuto solo per Sè. A Pietro, come ad ogni Sacerdote, ha pure detto: « Pasci i miei agnelli... ».
Oggi, nell'esperienza di venticinque anni, voltandoci a contemplare il nostro Sacerdozio, possiamo constatare che la nostra missione è stata veramente « pastorale ».
Guardati attorno, volgi lo sguardo sul tuo « ovile ». Contempla il gruppo dei fedeli che il Vescovo ti ha affidati nella Parrocchia di Forno di Coazze.
Osserva accanto a Te le vivaci pecorine, che condividono con Te la vita di tutti i giorni, nella casa che tu hai loro aperto insieme con il tuo cuore.
Contempla le anime consacrate, che si sono donate in assonanza con la tua e ti coadiuvano ad irradiare l'amore del Signore.
E poi, approfondisci lo sguardo di Sacerdote e guardà là dove solo Tu e il Signore possono guardare: l'intimo di tante anime che hai richiamato alla salvezza con la voce che era tua, ed era al tempo stesso la voce di Gesù...
Tutto è capitato come avevamo presagito in quei mesi in cui leggevamo insieme il libricino del Frassinetti. Una cosa però non potevamo prevedere - e qui Gesù ci ha giocato un dolce tranello -: il Signore pareva chiederci qualcosa nell'affidarci la sua missione, invece ci ha donato le sue consolazioni più belle!
Difficoltà, trepidazioni: non sono mancate. Ricordo quando andavo a trovarti a Torino - da Chieri allora facevo il Pino in biciclettal... - e ti vedevo disteso nel letto bianco dell'Ospedale. I medici sapevano e non sapevano, tentavano di far tutto ciò che potevano... E fu allora che la Madonna fu complice in tutta quella faccenda; tagliò corto e ti guarì Lei. Volle fare una carezza a Te e preparare un nido di serenità ai bambini che ti sarebbero stati affidati.
L'ho conservato quel libricino del Frassinetti: Edizione 1923, ancora con la fodera rossa di allora. Gesù ci parlava da quelle pagine e ci diceva (riporto le parole della conclusione): « Io sono un libro sempre aperto per tutti e particolarmente per i miei Sacerdoti che mi hanno sempre tra le mani ».
E' questa la nostra ricchezza: aver le mani piene di Gesù e - perchè no? anche il cuore.
Tuo aff.mo Sac. Carlo Dolza
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Saluto Maggiorino
Venticinqueanni sono passati dal giorno in cui Don Giuseppe Viotti celebrò come Sacerdote la sua prima S. Messa.
E' certamente una bella ricorrenza quella di un venticinquennio. Quante cose sono capitate in tutti questi anni, quanti avvenimenti importanti, quanta momenti passati che non dimenticheremo più.
Così è per Don Viotti, quanto lavoro per un Sacerdote come lui, quanta preghiera, quanti sforzi e quante speranze.
Non voglio elencare il lavoro di questo nostro figlio di Orbassano, guatatami può documentarsi ampiamente seguendo un pochino le sue opere e il timbro elci, con l'aiuto dei suoi collaboratori, ha dato ad esse.
Ciò che voglio sforzarmi di dimostrare, e non so se sarò capace, è l'incutil i o con « questo » sacerdote.
La persona di Don Viotti, come uomo e come prete, è stata essenzialmente una persona « disponibile » e lo è tuttora.
Questo mi preme dire. Chi ha avuto modo d'incontrarlo, di fermarvi un momento con lui, ne ha sempre riportato un grande esempio di calma, (1l io' zienza, di serenità.
Dietro l'abito talare si è sentito il cuore fresco e semplice di chi ama ve ramente Dio e le sue creature.
Don Viotti ha sempre avuto tempo per tutti, anche nei giorni di Intimato, attività come in quelli di maggior stanchezza era «libero» per chi voleva imi largli un momento.
Il primo saluto che dà a chi vuole incontrarlo è un sorriso: un sorriso grande, aperto, buono, che estende senza difficoltà a chi conosce come a chi lo vede per la prima volta.
Questa disponibilità verso gli altri Don Viotti non l'ha esteriormente, ma esce dal suo intimo. S'è dimostrato e si dimostra l'uomo di Dio, pronto sempre ad aprirsi per portare la sua parola; pronto sempre a donarsi, riversando negli altri la sua pienezza interiore.
Semplicità, calma, dolcezza, serenità queste sono le doti umane che in Don Viotti si trasformano in virtù. E il segreto che tanta gente ama Don Viotti forse è proprio qui: l'uomo moderno ha perso molto della semplicità e della calma d'un tempo, di conseguenza manca talvolta di serenità; è bello e fa piacere quindi il poter trovare questi stati d'animo diversi, uniti in un solo uomo. Molti ricorrono a lui, proprio per fare rifornimento di queste qualità di cui sono carenti.
E Don Viotti dona, a piene mani, anzi a pieno cuore, tanto non rimarrà mai privo di queste virtù che lui attinge direttamente alla più ricca delle sorgenti: Dio!
Ed è proprio pregando Dio per Lui che con tutti gli Orbassanesi gli porgo di cuore tanti e tanti Auguri.
Maggiorino (Orbassano)
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Saluto
Rag. Giuseppe Aliberti
Il nostro caro Don Viotti festeggia il suo venticinquesimo anno di Sacerdozio e noi che lo abbiamo visto crescere, nel borgo dov'è stato, vogliamo essere uniti in questo giorno alla sua gioia.
Molti sono i ricordi, gli episodi che raffiorano alla mente nell'ormai lontano passato.
Ci ricordiamo di quando frequentammo con lui i primi anni di scuola.
Il Papà, quando Egli andò in Seminario, ebbe vicino, nei lavori agricoli, i Ricoverati dell'Ospizio Cottolengo, beneficandoli a sua volta con affetto commovente.
Poi, passò nel Seminario di Chieri e qui vogliamo anche ricordare i sacrifici che la sua mamma fece per andarlo a trovare, mentre i lavori in campagna richiedevano una presenza continua, e la sorella era prezioso aiuto ai genitori.
Quando Don Viotti tornava dal Seminario (d'estate) lo si vedeva spesso predicare, da un finto pulpito, ad una folla immaginaria.
La chiamata del Signore era ormai molto sentita in lui, che doveva compiere dei magnifici passi al suo servizio.
Di Don Viotti nei primi anni della sua vita passati con noi, ricordiamo la sua intelligenza e la sua semplice bontà.
Tanti auguri dagli amici del nostro Borgo, di Via dei Molini - Orbassano.
Nel vincolo di un'amicizia
Nel 25° anniversario dell'ordinazione sacerdotale del nostro carissimo Don Viotti giunge fervidissimo l'augurio affettuoso di tutti i Vinovesi che, per primi nell'ormai lontano e triste periodo della guerra, impararono a conoscerlo ed a volergli bene. Egli giunse a Vinovo il 28 novembre del 1942, quando il parse già colpito da due bombardamenti nel 1940 e nell'agosto 1941, stava riprendendosi per risorgere dalle sue rovine. Il nuovo giovane viceparroco non tardò o farsi stimare, ma soprattutto amare da tutta la popolazione accresciuta da un gran numero di sfollati. Noi, che allora eravamo dei ragazzi dell'oratorio parrocchiale da lui curati e prediletti, non soltanto non lo potremo mai più dimenticare, ma ci sentiamo in festa quando ancor oggi lo possiamo incontrare e guardandolo negli occhi (sempre quelli) torniamo a sentirci ragazzi come alloro, con l'animo più limpido e più buono. In questo venticinquesimo anniversario ci voglia Don Viotti perdonare se lasciamo parlare liberamente la voce del cuore per dire che già fin da allora - come ancor oggi - tutti coloro che parlano con lui si sentono un istante più buoni ed avvertono un nuovo sentimento (Il affetto, come se nel cuore giungesse il disgelo.
Per circa due anni Don Viotti rimase con noi, e furono anni di ansia r di dolore per le tristi vicende che la guerra portava nel nostro paese. Quando, sul finir dell'anno 1944 Don Viotti ci lasciò per andare nella Parrocchia di Pozzo Strada di Torino, ci parve di aver lasciato partire un amico, ma non già di averlo perduto. A Vinovo giunsero sempre le sue notizie; la notizia dolorosa della malattia e finalmente, come un segno dall'alto, la notizia più bella del miracolo della Madonna di Lourdes.
I Vinovesi che nell'estate del 1948 accompagnarono Don Viotti nel suo ingresso parrocchiale a Forno, percorrendo ancora a piedi l'ultimo tratto di strada franosa a monte di Sangonetto, si ritrovarono a fianco d'un amico affettuoso e sincero, e già potevano prevedere che a Forno di Coazze si sarebbero avverate delle grandi cose, alle quali anch'essi sarebbero stati molto vicini.
Il tempo trascorso, anzichè scalfire, ha sempre più rinsaldato i vincoli di questa amicizia e di questo affetto e perciò, quando Don Viotti celebrerà la sua Santa Messa d'argento molti Vinovesi saranno presenti accanto a lui con l'affetto e la devozione più vivi.
Da noi si dice che « a Forno o alla Grotta c'è quasi sempre qualcuno di Vinovo » ma in quel momento, con il cuore e con l'affetto, ci saremo tutti quanti.
Rag. Giuseppe Aliberti (Vinovo)
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Saluti
Dott. Cesare Scanavino
Sabato 21 maggio nel Duomo di Torino 17 Sacerdoti ordinati nel 1941 hanno ricordato i loro 25 anni di Messa concelebrando assieme al Vicario Generale e Vescovo Ausiliare Mons. F. Sanmartino: tra questi Sacerdoti c'era Don Viotti.
Dopo questa celebrazione comunitaria Egli ricorderà la fausta ricorrenza nella comunità che ha creato concelebrando con i due Sacerdoti che condividono con Lui il suo ideale di carità.
A queste celebrazioni religiose desideriamo si uniscano le felicitazioni e gli auguri di quanti, amici, conoscenti, estimatori La conoscono e Le vogliono bene.
Ci permetta di ricordare di questi 25 anni le tappe principali della sua vita
che in molte occasioni si è intrecciata con la nostra.
L'ho incontrata Vice Parroco a Torino nella Parrocchia di Pozzo Strada durante le tristi giornate della guerra e dell'occupazione, e in quelle scapigliate del dopoguerra a cercare d'infondere nelle nostre anime giovanili un po' del suo spirito serafico.
Poi improvvisamente la grave malattia che l'ha portato all'Ospedale: ricordo benissimo di esserlo andato a trovare e Lui, sereno, mi raccontava i particolari della sua malattia, le preoccupazioni dei dottori; tornato pochi giorni dopo il suo arrivo da Lourdes, l'ho trovato in piedi che assisteva gli altri ammalati, e mi raccontò come a Lourdes, dopo un giorno intiero di preghiere alla Grotta e alla Via Crucis, si era stupito di non sentirsi stanco, e così era tornato il giorno dopo e l'altro ancora: era guarito!
Dopo qualche mese l'accompagnammo Parroco a Forno: la strada in diversi punti l'aveva portata via una piena del Sangone e Forno era ancora mezzo distrutto. Il suo discorso programmatico fu degno di un Vescovo che prende possesso della sua Diocesi.
Da allora Forno di Coazze, che ricordavo vagamente quale meta di gite giovanili, ci vide tornare sovente e ogni volta qualcosa cambiava: prima fu rifatta la strada, poi si ricostruirono le case bruciate nella lotta di liberazione, la Canonica e la Casa « Gesù Maestro », costruì le Cappelle del Chargeour e del Colletto. C'era anche suo papà a consigliare e lavorare.
Quanti viaggi a Torino, a piedi da Forno a Coazze, a peregrinare nei vari uffici.
Intanto si precisava il suo desiderio e la promessa di creare a Forno un luogo di richiamo in cui venisse onorata la Madonna « come a Lourdes » e dove trovassero ospitalità i malati poveri come aveva avuto bisogno Lui.
Incominciarono i lavori del piazzale (quasi un anno lavorò la draga che aveva impiegato un giorno intero per salire da Sangonetto a Forno), poi quelli della Grotta. Don Viotti faceva la spola dall'Impresa all'Architetto, allo Scultore a dare suggerimenti, a sollecitare i lavori. Apparvero intanto, pur in mezzo alle difficoltà, anche i segni della benevolenza del Cielo: ricordo un episodio. Visitando una famiglia amica aveva esposto il suo progetto di collocare nella Grotta una statua della Madonna come a Lourdes, e com'è nel suo temperamento la sognava bella, di marmo bianco! Nell'accomiatarsi, quelle persone gli offrirono un assegno con l'importo della statua!
E intanto Don Viotti non dimenticava i suoi Parrocchiani e la sua Chiesa che abbelliva con decorazioni, dotava di nuove campane, statue, confessionali e banchi, vetrate. Organizzò i 4 rami di Azione Cattolica, la Legio Mariae. Dopo la venuta a Forno della Madonna Pellegrina nel 1948, altre due volte la statua della Vergine fu porta nelle borgate prima e nelle famiglie la volta dopo, sempre con grande gioia degli abitanti. Fu anche sempre puntuale nelle funzioni commemorative all'Ossario.
Fin dall'estate del 1950, nei mesi estivi fu sempre lieto di ospitante nella Casa Gesù Maestro Corsi di Esercizi spirituali che lui stesso ancora attualmente predica con fervore e con bene grande di chi vi prende parte.
Mentre attendeva alla cura della Parrocchia diede inizio anche il 16 ottobre 1950 all'Opera Gesù Maestro raccogliendo, lì a Forno il primo gruppo di bambini poveri, orfani o abbandonati. A Coazze il beneficio parrocchiale possiede una casetta che i suoi predecessori affittavano durante l'estate: lì sistemò le bambine, l'anno dopo. La famiglia dei piccoli cresce rapidamente per nuove richieste.
Le « Mamme » che collaborano alla sua opera sono 2, poi 3, poi 4 ed anche un Sacerdote, il Rev.do Don Rolle si unisce a Lui. La sua opera viene conosciuta ed apprezzata. La Provvidenza ispira innumerevoli persone che lo aiutano secondo le loro possibilità. Un giorno un'anima generosa con la quale si era incontrato una sola volta lascia alla sua opera un terreno ed una Casa a Fornaci di Beinasco.
La località, alle porte di Torino, risente del boom caratteristico di quegli anni: da rurale sta trasformandosi in industriale e case e palazzi stanno sorgendo a vita d'occhio. Venendo incontro alle necessità della popolazione e al desiderio della donatrice, Don Viotti, assistito dal Consiglio dell'Opera, adatta un capannone già sede di una fornace, a cappella e casa per un altro Sacerdote, il rev.do Don Giuseppe Allanda. Nello stesso tempo adatta un'altra costruzione quale sede per una succursale della Scuola Elementare di Beinasco e per ospitare i bambini più piccoli della Fondazione. Così le Case sono salite a 4: a Forno per i ragazzi delle prime classi elementari; a Coazze per le bimbe; ad Orbassano per i ragazzi più alti; a Fornaci per i più piccini. La sua famiglia ha superato le 55 unità e ogni giorno provvederà per tutti, cibo, vestiti, istruzione ed educazione. E a realizzare e mantenere in vita quest'opera Don Viotti paga di persona. Chi ha la fortuna di vivere qualche giorno a Forno si rende conto della realtà di sacrificio, di abnegazione, di pazienza e di Fede su cui poggia la sua opera. E lo sa chi l'ha incontrato per le vie di Torino mentre spingeva la vecchia « Balilla », prima auto dono di un benefattore, o chi l'ha visto arrivare a Forno, a piedi, la vigilia di Natale, carico di doni per i bambini perchè la macchina si era fermata a Sangonetto bloccata dalla neve, o quando scendeva a piedi a caricare i viveri sulle spalle perchè il Sangone aveva portato via la strada; o quando a tarda sera, d'inverno mentre la neve scendeva fitta o la pioggia scrosciava, lui era ancora a Torino mentre la sua mamma lo attendeva come sempre. E tutto sempre disposto a dimenticare se stesso, ad ascoltare gli altri con pazienza, con il sorriso sul-le labbra, donando a tutti una parola di conforto.
Ho voluto riassumere brevissimamente la sua storia, perchè è bella, e spero che serva a tutti a ricordare i suoi sacrifici, a conoscerla meglio, ad essere riconoscenti alla Provvidenza ed alla Madonna che per suo mezzo hanno beneficato i bambini che lei aiuta e tutti quelli che hanno la fortuna di accostarla.
Perciò assieme al giubilo ed agli auguri dei suoi bambini, accetti anche l'affetto dei suoi amici e l'augurio che il Signore lo aiuti a realizzare quanto è nel suo cuore.
Dott. Cesare Scanavino (Torino - Pozzo Strada)
Il ritorno alla casa del Padre

Don Giuseppe, proprio a Forno vuole manifestare alla Madonna la sua riconoscenza proponendosi di realizzare una copia della Grotta di Massabilelle in Valsangone nel Parco dell'Orsiera Rociavrè.
Ed ecco allora nel 1957 la benedizione della statua della Madonna. Nel 1961 la benedizione della grotta. E così via via la Basilica superiore, la cripta, la via Crucis, la scala santa, la scala delle litanie e quant'altro.
Ancora un grosso desiderio aveva nel cuore don Giuseppe, la costruzione di un convalescenziario per i tubercolotici come era stato lui e così per anni ha proposto ai pellegrini che salivano al Santuario la costruzione del grosso complesso.
Le autorità sanitarie però non diedero il permesso per la realizzazione di questa accoglienza. Così su suggerimento del cardinale realizzò la casa di spiritualità per i pellegrini.
Ed è in questa struttura che don Giuseppe ha saputo attorniarsi di tante persone che ammirate del suo zelo lo seguivano e lo sostenevano.
Se possiamo dare una definizione del suo operato potremmo definirlo un gran camminatore sia per la strada, quante volte ha compiuto il tragitto da Beinasco a Forno accompagnando i pellegrini nelle marce della fede con canti e preghiere da sfiancare anche il più allenato degli sportivi, così pure tutti i sabati dal Sangonetto alla Grotta per dire il grazie alla Mamma del cielo.
Ma anche i sentieri di montagna lo hanno visto percorrerli in preghiera come la salita notturna al monte Roubinet.
Erano però i sentieri nell'animo umano che don Giuseppe poteva dichiararsi grande esperto e li percorreva addentrandosi specialmente in coloro che erano provati dalla sofferenza.
Ora a 90 anni compiuti ha fatto l'ultima salita, ultimamente molto faticosa, verso la casa del Padre, e senz'altro il primo suo incontro sarà stato quello con la cara Mamma celeste tanto invocata e tanto desiderata, che lo avrà certo ringraziato per avergli condotto tanti figli sotto il suo manto di Regina dei cuori com'è intitolata la Basilica.
Don Viotti è ritornato alla casa del Padre il 2 Novembre 2008 ed è stato tumulato a pochi metri dalla statua della Madonna della Grotta sotto la Basilica
la sua opera materiale e pastorale è portata avanti da Don Dino Morando nuovo parroco e rettore del Santuario, nominato dal card. Poletto successore del fondatore.
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Le Mamme missionarie di Gesù Maestro |
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La Storia
Le Missionarie di Gesù Maestro come Associazione di fatto, sorsero nel 1950 ( 16 Ottobre ) presso la Parrocchia S.Giuseppe di Forno di Coazze, accanto all'Opera "Gesù Maestro" come coadiutrici nelle attività di Apostolato, specialmente per i bambini poveri ed abbandonati.
Il parroco del luogo, don Giuseppe Viotti dell'arcidiocesi di Torino, fondò il 16 ottobre 1950 nei locali della casa Parrocchiale di Forno Coazze l'opera "Gesù Maestro" con ampio programma di attività apostoliche specialmente rivolto all'infanzia in difficoltà.
Il giorno 16 ottobre si aprì l'attività chiamata Villaggio del Fanciullo poi cambiata in Casa del Fanciullo con i primi ospiti.
Il parroco fondatore per attuare il suo programma di accoglienza si valse di signorine volontarie con presenza saltuaria e alcune subito a tempo pieno. Queste formarono una fraternità che venne chiamata "Cenacolo Mamme".
Propose ad esse la vita in comune seguendo i consigli evangelici che fecero maturare in loro la vocazione di consacrate all'Amore di Dio, alla centralità di Cristo-Sposo e alla maternità spirituale che ne deriva.
Vivere la realtà apostolica della Verginità e Maternità congiunte, ad imitazione della Vergine Maria, Madre di Dio e di tutta l'umanità e donare a tutte le persone che s'incontrano un soffio di dolce e santa maternità . Parola d'ordine del Cenacolo: "Volontà di Dio, Paradiso mio". Motto : Preghiera-lavoro- Dimenticanza di sé.
Si venne a creare un ambiente familiare nel quale la figura del sacerdote, dai bambini, venne sentita come presenza paterna, e fu per loro il Padre, e le signorine la figura materna, di cui ne sentivano enormemente il bisogno. Le signorine a la loro volta circondandoli di vero affetto materno, suscitarono in essi, spontaneamente, il bisogno di chiamarle "mamme" e così ci furono Mamma Ersilia, Mamma Maria, Mamma Rita, Mamma Antonietta, Mamma Rosetta, Mamma Aurelia, Mamma Anna, Mamma Piera, Mamma Rosa.
Con Decreto del Presidente della Repubblica l'11 Marzo del 1961 l'Opera Gesù Maestro passò ad essere "fondazione Gesù Maestro e venne eretta ad ente morale con approvazione dello statuto organico
Successivamente alla Casa del fanciullo aperta nel 51 si aprirono altre Case per minori e precisamente :
- Casa Mater Dei a Coazze 1951
- Casa del giovane ad Orbassano 1955
- Casa a Fornaci di Beinasco 1961
In questi centri le Mamme Missionarie operavano da educatrici, e anche nelle parrocchie prestavano la loro opera come animatrici e catechiste in tutte le attività pastorali. A forno e a Fornaci aprirono anche scuole materne.
Con decreto del 4 Aprile 1962, l'Associazione Missionarie di Gesù Maestro fu eretta a pia unione Mamme Missionarie di Gesù Maestro da sua Em. Il Card. Maurilio Fossati Arcivescovo di Torino. Con approvazione dello statuto
Con decreto del 20 giugno 1992 viene data approvazione degli Statuti ed attribuzione della personalità giuridica privata all'Associazione di fedeli "Missionarie di Gesù Maestro" Forno di Coazze. Essa subentra a tutti gli effetti canonici alla "Pia Unione" Missionarie di Gesù Maestro, eretta dal mio predecessore Cardinal Maurilio Fossati il 4 aprile 1962.
Con decreto del 17 maggio 2000 viene data approvazione dell'associazione di Fedeli Missionarie di Gesù Maestro con sede in Coazze frazione Forno, secondo il testo allegato (questo nuovo decreto è stato emesso dopo aver valutato l'istanza presentata il 7 aprile 2000 dal consiglio dell'associazione, finalizzato all'aprovazione di un rinnovato statuto, con lo scopo di poter meglio corrispondere alle attuali esigenze pastorali).
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Mamma Rita
| nata a Livigno (SO) |
| entrata in Comunità il 19 gennaio 1951 |
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| ha svolto la missione di mamma : |
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dal 1951 |
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al 1970 |
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a Forno |
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dal 1970 |
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al 1998 |
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a Casa Mater Dei di Coazze |
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dal 1998 |
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a oggi |
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a Orbassano |
«Ti benedico, o Padre, perchè hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,24). Con le parole di Gesù posso riassumere la mia vita di religiosa nell'Associazione Missionarie di Gesù Maestro già da 52 anni assieme alle Consorelle, con la grazia di Dio e la protezione di Maria Vergine e Madre.
Il primo grazie va alla mia famiglia di origine a Livigno, ai miei genitori, fratelli e sorelle che sempre mi hanno sostenuta moralmente e materialmente. Nella mia famiglia è nato e cresciuto il dono della vocazione alla vita religiosa per me e altre due sorelle.
Grazie pure alla mini-famiglia delle Mamme Missionarie e al caro Padre don Viotti che mi hanno accolta per vivere insieme la bella esperienza di vita donata a Dio e ai fratelli.
Ogni giorno sperimento la grazia di vivere nella semplicità gesti di amore e di servizio.
Ho vissuto i primi anni a Forno con i bambini della Fondazione Gesù Maestro e a loro ho donato assistenza affettuosa e la gioia di meravigliose gite sui monti che mi ricordavano le montagne di casa mia.
Sono stata nella scuola materna a Fornaci, ad Orbassano con i ragazzi e poi nella Casa di Coazze con bambine e ragazzi, con i quali ho condiviso momenti di gioia e difficoltà.
Da tanti anni mi sento amata da Dio che continua a volermi bene nonostante le mie povertà. Lui è lo sposo fedele ed è bello dare la vita per lui che vive nei piccoli e nei poveri.Ora mi trovo di nuovo ad Orbassano e, assieme a due consorelle, cerco di vivere nella fedeltà al dono ricevuto per essere segno dell'amore di Dio verso tutti coloro che incontro. Maria mi aiuti ad essere sempre più fedele ai dettami del Vangelo.
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Mamma Ersilia
| nata a Torino |
| entrata in Comunità nel 1950 |
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| ha svolto la missione di mamma : |
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dal 1950 |
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al 1952 |
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a Forno |
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dal 1952 |
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al 1960 |
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a Casa Mater Dei di Coazze |
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dal 1960 |
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al 1962 |
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a a scuola per diploma |
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dal 1962 |
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al 1973 |
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a Fornaci di Beinasco |
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dal 1973 |
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a oggi |
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a Forno Casa di Spiritualità |
Nata a Torino, ha conosciuto don Viotti giovane sacerdote, suo viceparroco a Pozzo Strada, ed è stata attratta dalla sua proposta di seguire Cristo al servizio dei bisognosi.
Così lo ha seguito quando, Parroco di Forno, ha dato vita alla prima comunità di bambini in casa parrocchiale.
è passata poi a Coazze, nella casa Mater Dei. Quando don Viotti aprì anche ad Orbassano una comunità di ragazzini, lei giovane maestra seppe trasmettere loro l'amore di mamma. In seguito si spostò nella scuola materna di Fornaci di Beinasco dove di giorno seguiva i bimbi nella scuola materna, di sera continuava il suo servizio con i piccoli della comunità.
Quando poi si aprì a Forno la Casa di spiritualità, eccola ancora presente a rispondere per accogliere i pellegrini con il suo fare gentile e il suo sorriso disarmante che trasmette serenità e gioia.
Mamma Ersilia ha anche un prezioso compito nella comunità: quello di ricordare ogni giorno al Signore le intenzioni di coloro che si raccomandano alle preghiere della Mamma del cielo
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Mamma Anna
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nata a Volvera (TO) |
| entrata in Comunità nel 1960 |
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| ha svolto la missione di mamma : |
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dal 1960 |
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al 1962 |
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a Forno |
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dal 1962 |
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al 1972 |
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a Casa Mater Dei di Coazze |
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dal 1972 |
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a oggi |
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a Orbassano |
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Torna su'
Mamma Antonietta
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nata a Cerignola (FG) |
| entrata in Comunità il 19 agosto 1953 |
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| ha svolto la missione di mamma : |
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dal 1953 |
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al 1957 |
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a Forno |
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dal 1957 |
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al 1967 |
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a Casa Mater Dei di Coazze |
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dal 1967 |
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al 1982 |
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a Orbassano |
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dal 1982 |
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a oggi |
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a Forno Casa di Spiritualità |
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Torna alle Mamme
Mamma Aurelia
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nata a Forno di Coazze (TO) |
| entrata in Comunità nel 1957 |
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| ha svolto la missione di mamma : |
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in tutte le case dell'Opera Gesù Maestro per periodi più o meno brevi, secondo le necessità |
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Mamma Piera
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nata a Pianezza (TO) |
| entrata in Comunità nel 1963 |
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| ha svolto la missione di mamma : |
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dal 1963 |
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al 1964 |
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a Fornaci di Beinasco |
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dal 1964 |
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al 1969 |
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a Casa Mater Dei di Coazze |
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dal 1969 |
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al 1972 |
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a Forno Casa di Spiritualità |
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dal 1972 |
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al 1998 |
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a Casa Mater Dei di Coazze |
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dal 1998 |
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a oggi |
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a Forno Casa di Spiritualità |
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Mamma Rosa
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nata a Carignano (TO) |
| entrata in Comunità nel 1985 |
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| ha svolto la missione di mamma : |
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dal 1985 |
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al 1987 |
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a Orbassano |
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dal 1987 |
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a oggi |
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a Forno Casa di Spiritualità |
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Mamma Maria
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nata a Fossano (CN) |
| entrata in Comunità nell'Ottobre 1950 |
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| ha svolto la missione di mamma : |
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nel 1950 |
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a Forno |
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dal 1951 |
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al 1952 |
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a Casa Mater Dei di Coazze |
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dal 1952 |
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al 1962 |
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a Fornaci di Beinasco |
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dal 1962 |
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a oggi |
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a Forno Casa di Spiritualità |
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